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Le Pajare: le abitazioni contadine del Salento simili ai trulli

da | Set 28, 2017 | Scopri il Salento | 2 commenti

Quando si percorrono le lunghe e calde strade del Sud Salento, contornate da ulivi secolari, è impossibile non accorgersi delle costruzioni di pietra curiosamente disseminate nelle campagne salentine. Si tratta delle pajare, conosciute anche con altri nomi quali furni, furnieddhri, chipuri, caseddhe, turri, liame e calavaci.

Per quanto possibile, visto che non amiamo scrivere contenuti lunghissimi, potete leggere questo articolo e cogliere tutte le sfumature e le peculiarità legate a queste strutture architettoniche.
Vi suggeriamo, per fare i dovuti distinguo tra queste tipologie abitative, di prenotare la nostra esperienza in bicicletta con cena in masseria, per poter al meglio capire e cogliere dal vivo le differenze tra queste strutture rurali.
Le nostre ciclo-guide sono specializzate in storia, usi e costumi contadini e sapranno deliziarvi con delle vere e proprie chicche di storia locale. L’importante è saper pedalare.

Le Pajare e la storia dei contadini in Salento

La pajara è la manifestazione più rappresentativa dell’edilizia rustica del territorio salentino. Simile al trullo, costruzione tipica della Valle d’Itria e, nello specifico di Alberobello, la Pajara nasce dalle esigenze essenziali e lavorative del contadino. Costruite con le pietre reperite sul terreno di lavoro, la Pajara ha avuto spesso funzione di riparo (per contadini, mezzi agricoli e animali), di segnalazione della proprietà e di conservazione dei prodotti della terra.

Le pajare e la struttura architettonica in pietra che richiama i muretti a secco delle campagne salentine

Le forme delle Pajare esistenti sul territorio salentino sono sostanzialmente due: tronco conica o tronco piramidale. Delle volte si posso incontrare anche delle pajare a gradoni esterni, utilizzati anche come essiccatoio per i fichi, legumi, peperoni e altre verdure. Sovente hanno una scaletta in pietra integrata nel corpo dell’immobile, importantissima nella fase di costruzione della struttura abitativa e usata per salire sul tetto in caso di interventi di manutenzione.
Il sistema di costruzione delle pajare è quello del tholos e si basa sul principio della sovrapposizione progressiva di anelli concentrici composti da pietre informi e chiusi in chiave da una pietra più grossa.
La tecnica tholos è una tecnica costruttiva ancestrale, conservatasi nella civiltà contadina, in un territorio che ha visto, nel corso del tempo, la grande maestria dei mastri muratori locali, nella realizzazione di volte a botte, cupole e volte a stella.
L’aspetto interessante di queste costruzioni rurali è il fatto che le pietre siano sistemate tutte “a incastro”, senza l’utilizzo di cemento o di collanti. Questi muri a secco non sono caratteristici solo delle pajare. Le campagne del Salento e la maggior parte delle strade provinciali sono tuttora costeggiate da muretti a secco, costruiti un tempo dal paritàru per delimitare le proprietà. La tecnica edilizia, dalla comparsa delle prime costruzioni a oggi, è stata, infatti, tramandata da padre a figlio, dando vita ad una vera e propria professione. Tra il muro esterno e il muro interno, si lasciava uno spazio, una sorta di intercapedine che era riempita da altre pietre piccole e da terra. Lo scopo di questo spazio tra muri era isolare la costruzione dalle condizioni climatiche esterne: questo permetteva, infatti, di avere un ambiente interno fresco d’estate e accogliente d’inverno.

Le pajare salentine: una storia poco conosciuta ma di grande interesse a livello internazionale

Di origine sicuramente antica, le pajare hanno una storia sconosciuta e poco documentata. Gli storici del territorio hanno formulato diverse ipotesi, spesso anche controverse. Alcuni studiosi collocano la prima pajara nel periodo che va dopo il 1000 d.C, in epoca bizantina. Altri studiosi, invece, credono possa trattarsi addirittura di una costruzione molto più storica, di natura megalitica, nata in tempi protostorici o addirittura più antichi dell’Età del Bronzo. La sua struttura a tholos ricorda, del resto, gli edifici funerari dell’Antico Egitto, della Mesopotamia e dell’isola di Creta costruiti a partire dal 3000 a.C. Ciò però non toglie che le pajare, essendo costruzioni di pietre unite a secco, possano essere degli edifici molto recenti e che siano ancora rimasti in piedi proprio perché moderni. Una delle ipotesi è che siano state costruite per la prima volta nell’Ottocento o addirittura nel Novecento dai contadini salentini; ipotesi, questa, poi scartata perché nell’Ottocento e nel Novecento, le popolazioni contadine avevano già popolato i piccoli insediamenti urbani e le prime città.

Le pajare del Salento e le tradizioni religiose

Quando si entra in una pajara non si può non puntare lo sguardo in alto, dove il cerchio dell’ultimo anello di pietre viene coperto da un’unica pietra,  una grande chiave di volta, anche se alla bisogna, poteva essere rimossa, non avendo essa una stretta funzione strutturale, proprio per le caratteristiche della tholos, quanto invece di copertura.  Spesso sulla grossa pietra, perno della struttura, si può scorgere una croce scalfita. I contadini erano soliti rivolgersi al cielo e affidare a Dio ogni speranza. La stessa croce, con meno frequenza, si trova scalfita anche sull’architrave della porta d’ingresso, questa però con lo scopo di tenere lontano il maligno e gli influssi negativi. Le leggende inoltre narrano che, nello spazio tra i due muri, i contadini incastrassero volutamente delle figurine sacre, come se volessero chiedere aiuto e protezione ai Santi.
Abitudine in uso fino agli anni ’60 tra i maestri muratori delle diverse imprese edilizie.

Le funzioni delle pajare: da spazio di lavoro ad abitazione

La pajara era una vera e propria abitazione temporanea per i contadini, nella quale si trasferivano nella stagione di raccolta, bollitura ed essicatura dei fichi con la famiglia, tutta coinvolta nei lavori della terra. Alcune volte, invece, era un punto di ristoro e di riposo giornaliero, dove proteggersi dalle ore più calde della giornata. Nella pajara si usava dormire su sacchi di paglia o di foglie di granturco. Affianco alla pajara spesso si possono trovare gli ‘ncurtaturi, piccoli recinti di muro a secco che delimitavano la zona degli animali da quella dei contadini, gli ssettatùri, sedili di pietra dove i lavoratori trascorrevano i momenti di svago e i furneddhri (o furnieddhri).

Cosa sono i Furneddhri e cosa hanno in comune con le pajare: la vita contadina nel Salento ha tempi e ritmi del tutto particolari

Il termine furnieddhru viene usato spesso, e in particolari zone del Salento, come sinonimo di pajara. In realtà le due strutture di pietra hanno in comune soltanto la costruzione e la forma.
Il furneddhru, infatti, ricorda una piccola pajara. La differenza sta all’interno, poiché il furnieddhru è una vera e propria pajara con un’area interna adibita a forno per il pane, le friselle, le pucce e i pizzi. Realizzato anch’esso con le pietre a secco e ricavato nel muro interno, è un vero e proprio forno. Anch’esso si caratterizza per la tipica struttura a tholos, come una sorta di pajiara in miniatura, e talvolta può essere collocato all’esterno.
Il forno era utilizzato per cuocere il pane e soprattutto le friselle, il pane tostato per due volte e con dei lunghi tempi di conservazione, ideale per i poveri contadini. La maggior parte dei furneddhri presenti sul territorio salentino sono posizionati affianco alla pajara di proprietà.

Le pajare oggi sono in affitto: i semplici luoghi dei contadini diventano meta di vacanze autentiche

Il turista che viene in Salento per trascorrere le sue vacanze è spesso orientato verso un soggiorno rilassante, in strutture immerse nel verde, dove può respirare aria pulita ma anche storia e tradizione. Ed è questo il motivo per cui oggi si assiste al recupero e alla ristrutturazione delle pajare, luogo ambito ormai dove sentirsi un tutt’uno con la natura. Cercare masserie, pajare, lamie e furnieddhri nel Salento, come strutture ricettive, è un’azione sempre più in voga e la Puglia si sta attrezzando per offrire ogni anno soggiorni da sogno ai suoi turisti. Vicino al mare, o nell’entroterra, con la piscina antistante o semplice, con spazi essenziali, vivere alcuni giorni in delle case di pietra è, senza dubbio, un’esperienza unica che difficilmente si può ripetere in altri luoghi.

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